Testi

Padrone e sotto

// AMORE NERO

Ti ho dimenticata e non chiedo scusa, l’amore a volte
è una manetta chiusa a casa tra le buste della spesa
che fai l’offesa?!
Se bevo vino tendente al nero su questa storia da medioevo
fattelo dire, fattelo urlare stasera esco! o meglio… escort!

Che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, con te.

AH, COMME SE FA A CREDERE AD UNA CHE MI DICE:
T’AMO MA CONTROLLIAMO, AMORE MIO SUONA DI MENO
E NEI MESSAGGI CHE MANDIAMO PRIMA CHE CI ADDORMENTIAMO
MI COSTRINGE A FINGERE, MI COSTRINGE A FINGERE!
TESORO MIO, IL NOSTRO AMORE È UN TURNO IN FABBRICA.

Ti ho conosciuta dolce e golosa, capelli lunghi,
le tette grandi, la bocca chiusa, futuro rosa.
che sei delusa?!
Se c’è un’amica che veste meglio nei tuoi discorsi da Padre-eterno,
fattelo dire, fattelo urlare: che me ne frega!!! E basta dieta!

Che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, un vino così buono,
che non ho mai, bevuto, con te.

AH, COMME SE FA A CREDERE AD UNA CHE MI DICE:
T’AMO MA CONTROLLIAMO, AMORE MIO SUONA DI MENO
E NEI MESSAGGI CHE MANDIAMO PRIMA CHE CI ADDORMENTIAMO
MI COSTRINGE A FINGERE, MI COSTRINGE A FINGERE!
TESORO MIO IL NOSTRO AMORE LO CURA IL LEXOTAN.

Il nostro amore è una scarpa col tacco, il vestito di marca,
la borsa col trucco. Poco interesse per quello che faccio,
per quello che penso, per quello che voglio.
Quello che conta è il mio compleanno,
dove ti porto in vacanza d’inverno.
Poi l’importante è che pubblichiamo
una foto in cui ci baciamo e le amiche non fidanzate
le hai seppellite da un’estate mentre quelle accompagnate
mi dicono sempre: “vi sposerete!”
Possibile mai che il matrimonio è l’unico sogno al quale ambite?

AH, COMME SE FA A CREDERE AD UNA CHE MI DICE:
T’AMO MA CONTROLLIAMO, AMORE MIO SUONA DI MENO
E NEI MESSAGGI CHE MANDIAMO PRIMA CHE CI ADDORMENTIAMO
MI COSTRINGE A FINGERE, MI COSTRINGE A FINGERE!
TESORO MIO, IO AMO SOLO TE.

// LUNGA VITA AL RE

Ho sentito, raccontare di un Re con la corona e senza anello, come nelle fiabe e ho visto un regno, da saziare, e sudditi in ginocchio, di notte pregare. Hai dindalè la facciamo una grazia al Re, una moglie da sposare, il banchetto nuziale, ohai dindalò questo regno a chi lo do, Una donna vorrei amare o mi potrei ammazzare. Ma Dio alto immenso fu raggiunto sulle nubi da quel pianto e dal silenzio assenso e in quel momento, il cuore di una donna d’amore accese ed il Re contento. VENITE MIE SUDDITI, VENITE A BALLARE. CHE SI APRANO BOTTIGLIE, SI UBRIACHINO LE STRADE, VENITE, CORRETE, VENITE A BALLARE, UOMINI DI MONTAGNA E DONNE DI MARE! NAI NA NA NA NA NA Quattro anni son passati, d’oro e d’argento, ma non brilla ancora il più prezioso tra i diamanti. Manca un figlio, a consolarli, la gente in strada mormora: non suono buoni amanti. Hai dindalè, la facciamo una grazia al Re, un figlio da cullare, mille storie da raccontare, ohai dindalò, questo regno a chi lo do, un figlio vorrei amare o mi potrei ammazzare. Ma Dio, buono e immenso che sulla terra ebbe un figlio macellato come agnello. In quel momento il grembo di una donna d’amore accese ed il Re contento. VENITE MIEI SUDDITI, VENITE A BALLARE. CHE CADANO LE STELLE, SI UBRIACHINO LE STRADE, VENITE, CORRETE, VENITE A BALLARE, UOMINI DI MONTAGNA E DONNE DI MARE! NAI NA NA NA NA NA NA Ho sentito, e ho visto gente col sorriso correre a mangiare. Ma come i sudditi del regno, che vanno a festeggiare, se ne fottono del Re, della Regina e di suo figlio che sta per arrivare.

// MAMMA MAH!

Mi scusi professore, io vorrei andare in bagno, della filosofia me ne fotto, dei volti alti di Carlo. Le X sopra il foglio, i metodi di studio americani. Vanno avanti da sempre i più bravi, vanno avanti per sempre i più raccomandati! Che tanto conosce Gino, che parlerà co’ Armando e lo mettono a lavorare nell’azienda del fratello, iniziando a leccare il culo per l’aumento dello stipendio! MAMMA MANDAMI AI CONCERTI, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A CANTARE, OGNUNO SCEGLIE IL SUO MIGLIORE. MA AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A SALTARE, AD URLARE EEEEE OOOOOOOOO! E quindi conosce Ivo, che parlerà con Sandro e l’esame lo hai preparato in poco meno di un secondo, mentre io è quasi un anno che bestemmio in greco e in turco! E poi conosco Giulia che si è tr****** Marco, ora balla in mutandine nella Tv di ogni salotto, dalle sedici alle diciassette, la diretta delle tette! MAMMA MANDAMI AI CONCERTI, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A CANTARE, OGNUNO SCEGLIE IL SUO MIGLIORE. MA AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A SALTARE, AD URLARE EEEEE OOOOOOOOO! Infine conosco Livio, un onesto lavoratore, la mattina si domanda: “quando arriva la pensione?!” Col sudore sulla fronte e le tasse che ha versato, ha riempito la busta paga di un raccomandato! MAMMA MANDAMI AI CONCERTI, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A CANTARE, OGNUNO SCEGLIE IL SUO MIGLIORE. MA AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, AI CONCERTI CI VOGLIO ANDARE, A BALLARE, A SALTARE, AD URLARE EEEEE OOOOOOOOO!

// QUELLO CHE LE TELEVISIONI NON DICONO

Il sole, gli ultimi palazzi, i vetri rotti alle finestre, una donna la va i panni. Le macerie. Tu senti questo suono che viene da su e che colora tutto di nero quaggiù. Da sempre c’è un posto che sta molto più a Sud, più a Sud del mondo. Il mio naso, le tue guance, gambe in fuga e le sirene. Il respiro dei piloti, i caccia bombardieri. COM’È DIFFICILE AMARSI AMORE, SOTTO LE BOMBE. COM’È DIFFICILE CHIAMARTI AMORE, SOTTO LE BOMBE. Le mie mani, le tue mani, la paura dentro gli occhi. Le carrucole dei pozzi, le televisioni. Tu petto a petto, stretto abbraccio non lasciarmi mai più, che il rosso sulle pietre, vince i tuoi occhi blu. Da sempre c’è un posto che sta molto più a Sud, più a Sud del mondo. Le ore fisse agli orologi, i pupazzi abbandonati e gli scoppi disegnati dai sismografi. COM’È DIFFICILE AMARSI AMORE, SOTTO LE BOMBE. COM’È DIFFICILE CHIAMARTI AMORE, SOTTO LE BOMBE. Un tramonto romantico con questo cielo tossico, ogni bacio sa di rancido e sparami qui in mezzo al petto, dritto sulla traccia. Voglio morire tra alberi con iniziali su corteccia e le trasmissioni, le televisioni, le tue verità sparate dai cannoni. Non vere come baci che si scambiano gli amati, ma vere come storie che raccontano i drogati. COM’È DIFFICILE AMARSI AMORE, SOTTO LE BOMBE. COM’È DIFFICILE CHIAMARTI AMORE, SOTTO LE BOMBE.

// AMI(T)ANTO

Tienimi le mani al caldo amore, che sono nude nei vagoni di ghiaccio. Arriveranno treni carichi di neve, io sono pronto per un nuovo viaggio. E NEVICA SULLE CASE DELLE PERSONE, SUI BAMBINI, DENTRO LE SCUOLE. NEVICA NEGLI OSPEDALI, SUGLI APPALTI COMMERCIALI, SULLE PREGHIERE PER I SANTI, SUI POLITICI E POLITICANTI. E SU DI TE CHE MI AMI TANTO MENTRE IO TI AMIANTO! Tienimi le mani al caldo amore, che questi treni sono pieni di ghiaccio. A mani nude immerse nella neve, abbiamo fatto dei pupazzi di fango. E NEVICA SUI GIORNALI E SULLE CHIESE, OLTRE I CANCELLI DELLE FABBRICHE CHIUSE. SUI VESTITI, NELL’ARMADIO, SULLE BANDIERE IN CURVA ALLO STADIO, SULLE PROTESTE DEI QUARTIERI E SULLE CROCI NEI CIMITERI. E SU DI TE CHE MI AMI TANTO MENTRE IO TI AMIANTO! Ma al di là delle canzoni, delle frasi, delle opinioni. Questo suono lo troverai dalla parte degli operai e al di là delle canzoni, delle frasi, delle emozioni. Con la voce ci troverai dalla parte degli operai.

// CELLA NUMERO TRENTASETTE

Fioriranno le rose, nuove estati che arrivano, nuovo verde foglia agli alberi. Quello che immagino da qui, io non vedo più, la linea di terra, io da qui, non sento più il cane che abbaia, il gatto che scappa, un uccello che canta. CRIMINALE, ASSASSINO, DALLA PERIFERIA DI NAPOLI, ALLE MONTAGNE DI AVELLINO, MA QUANNO PARLO C’O SECONDINO, PENSO SEMPE SO FORTUNATO, SE STO CA DINT È PECCHÈ SO VIVO, È PECCHÈ SO VIVO. In una tribù dell’Africa sarei stato un potente sciamano, fossi nato in Angola, un bambino soldato. Nato qui, io non vedo che, la terra bruciare io da qui, non sento che le pistole sparare, la gente cadere, siringhe bucare, CRIMINALE, ASSASSINO, DALLA PERIFERIA DI NAPOLI, ALLE MONTAGNE DI AVELLINO, MA QUANNO PARLO C’O SECONDINO, PENSO SEMPE SO FORTUNATO, SE STO CA DINT È PECCHÈ SO VIVO, È PECCHÈ SO VIVO. Questa vita non mi ha concesso niente e ci sono cascato. Detenuto della cella trentasette. Reato commesso: essere nato.

// SUONA ANCORA 2.0

A tutti quiri che l’hanno cantata na vota sola na serenata a lo balcone re la donna amata sulamente pe la fa affaccià. A tutti quiri che l’hanno truvato, a chi pe via l’ha perduto, st’amore a chi ancora l’adda truvà. Ma io ti cerco ancora tra questa gente che disapprova sta musica dolce dolce come na fata la pò ncantà. Ma la gente parla sempre, apre vocca e non accocchia niente e a pensarce buono co quale santo te la può piglià. E allora… BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ. SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA. A tutti quiri che l’hanno lasciata la loro terra, se ne so jute, emigranti l’hanno chiamati tra miseria e voglia e fa. A tutti quiri che l’hanno trovata, a chi mai chiù è ritornato è la morte che li ha portati via da quà. Ma io ti penso ancora, nella miniera lavoratore, il nero accompagna il sudore e il carbone da caricar. Quanti sogni e che speranze, della vita non fermarti agli avanzi e catene ai piedi mai ce ne devono sta. E allora… BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ. SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA.

È un abbraccio sta canzone, viaggio infinito di un altro terrone, sta musica nostra è vostra e qualcuno la sbaglia a usà. E se non hai capito niente, se rinto o core non la sienti sta musica non la sonà! E allora… BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ. SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA. Quante persone continuano a morire, dopo tanti anni e rimangono precarie, come sogni cendono le impalcature, che si partiva da emigranti si tornava nelle bare. Ora la storia è tutta da rifare, l’operaio può restare, il lavoro può partire. Parole pesate alla televisione, dittature democratiche offerte da un presentatore. Calli nelle mani dei meridionali, da Nord arrivano gli scarti industriali e nelle vene abbiamo il pianto e le ristate dei terroni venite a farvi fottere nella terra dei vini buoni. Per chi l’ha voluta capire sta canzone ti parlo di lavoro, di voci di persone. Musicisti e musicanti senza storia ne traguardi, parole messe a caso sulla lingua dei serpenti. È la storia della fine di un’amore, di un sogno negato distrutto da un padrone. Questa è la vita di un lavoratore e questa è la canzone in cui mio nonno vive ancora.

// A USO MERIDIONALE 2.0

Gli occhi profondi guardavano altrove, due seni enormi celavano il cuore e bei capelli a scintillar. E una luce sfiorava il mento, naso perfetto profumo nel vento giovane fiore, da coltivar. Andrea pensava da tempo a una vita felice con lei passar, l’ennesimo fallimento per chi zappa la terra e solo questo sa far. Orecchini di perla, labbra carnose di un rosso sfacciato altro che rose e mai un sorriso da regalar. Povero illuso, rozzo cafone, torna alle pecore del tuo padrone tra fango e letame a camminar. A USO MERIDIONALE QUESTA VITA LA VOGLIO PASSAR. IL VINO CI FA CANTARE E BALLARE LE DONNE CI FANNO SOGNARE! Ma nella mano già stringi un fiore che nella sua dovrebbe passare. È uno straccio di stelle da calpestar e nell’attesa che l’ora venga inventi parole, mastichi paglia, sa un po’ di amaro come il tuo amar. Non vedi che hai solo un cuore di terra i tuoi soldi, e non può bastar, per una che vive d’oro, veste di seta, borghesia e nobiltà. E di sua madre scateni l’ira seppur di rendita a viver continua, pensa alla gente, che cosa dirà? Pensa alle strade non sei padrone al sacerdote, che disonore e nei sui occhi, non leggi pietà. A USO MERIDIONALE QUESTA VITA LA VOGLIO PASSAR. IL VINO CI FA CANTARE E BALLARE LE DONNE CI FANNO SOGNARE! E adesso abbracci il campo che hai arato, il sangue in un solco e il fucile di lato. Era bella un sogno che dura, di nobile sangue, pregiata fattura. Ma a cosa le serve, se ogni sera, con più uomini e mai gli stessi cala le vesti, puttana com’era?

// TATUAGGIO

Da bambino correvo sui palchi di legno che ancora oggi ho ginocchia tatuate di ricordi. Io che ho visto la musica popolare perdere il senno, il ritmo frenetico, la ricerca dell’eccesso. Di notte sogno un gabbiano che va a cacciare in mare. Il contorno netto del fumo nero delle petroliere, l’arroganza dell’artista che perde le misure. Quanto fa schifo il musicista che parla male di canzoni non sue. // PIRATERIE MUSICALI

Tutti hanno qualcosa da dire e il modo giusto in cui la devi fare, le verità dai tavoli dei bar, il modo giusto in cui dover campare. Con il naso all’insù a guardare gli spari della processione preferisco gli ubriachi disperati alla vostra finta, devozione. NOI SIAMO QUELLI CHE CANTANO LE CANZONI NA NA NA NA NAI NAAA! Quanti dischi ho buttato e quanti ancora ne dovrei buttare, pirateria è l’artista falso contenuto nel disco originale. Quante volte vi ho sentito cantare bene e fare male, alle vostre poesie scadute preferisco l’arrosto di maiale. NOI SIAMO QUELLI CHE SUONANO LE CANZONI NA NA NA NA NAI NAAA! Nemico nostro che sei nei grattacieli, dacci oggi il nostro talent quotidiano e qualche contest che siamo pronti televotiamo. Televotiamo anche i medici, gli scienziati e i muratori, ma che bel mondo che ne verrebbe mai bello quanto al mondo…dei suonatori…

Se trovo lavoro ti sposo

// LAVORATORI DI CARTONE

Persi tra i germogli di una fantasia d’estate
due bambini allegri giocano con le spalle al sole.
Una mano stretta su un giocattolo di legno
nell’altra è plastica usurata e una scritta, due parole.
Ah… se potessi averli nuovi mamma
questi miei balocchi più buono io sarei.
Magari una pistola o un fucile coi pallini
che a questa bambola da un giorno manca un occhio, sai.

Sicuri tra le vie di una città e tra i suoi odori,
schiariscono di seta i capelli a due bambini.
Lo sguardo e la maglietta son dell’altro ieri
lavoratori di cartone appassiti tra i giardini.
Ah… se potessi avere mio padrone
due pezzi ai piedi più scalzo non sarei
come per il sangue è per le mie lacrime
ne son rimaste poche e sporche ormai.

I miei sogni sono di cartone, a naufragare nell’oceano
e mia madre è solo una canzone, sotto il cielo del Messico.
I miei sogni sono di corallo e qui non piove e non nevica.
Metà del cuore per Ernesto Che Guevara
e l’altra parte per l’America.

È magica la sabbia e bianca sporca le tue dita
chissà quanto lontano può arrivare questa pietra.
Di un cavaliere errante la fiaba abbiamo già sentito
prima lo rifiuta e il giorno dopo lei lo sposa.
Ah…se potessi questa sera padre cambiare le tue storie
più buono io sarei, magari con cannoni ed artiglierie
il cattivo che ha la peggio mi ha stancato un poco ormai.

È polvere che nera, cancella la tua vita,
cartone ed innocenza il tuo scudo la tua spada.
La mano che mi hai teso a nulla mi è servita,
l’odio che mi porto è ben altra cosa.
Ah… se potesse mio padrone
pagarmi con le lettere parole scriverei
che ad indicare numeri solo con le dita
mi son stancato un poco… ormai.

I miei sogni sono di cartone, a naufragare nell’oceano
e mia madre è solo una canzone, sotto il cielo del Messico.
I miei sogni sono di corallo e qui non piove e non nevica.
Metà del cuore per Ernesto Che Guevara
e l’altra parte per l’America.

Metà del cuore per Ernesto Che Guevara
e l’altra parte vola via per l’America!
// LA SPOSA

Di spalle ti vesti sposa, bianco perla guanti alle mani. A piedi nudi sulla terra stai, occhi nascondi con ombretto e bianco, colore di tradizione, perché non preservasti castità. Succede a concedersi al sole, prima ti violenta poi tramonta marce nuziali, alberi suonano, l’ulivo dirige l’orchestra di Dio. Un tenero canto affidato al castagno, l’anello in un fungo all’ombra di un faggio. E all’altare Irpinia vai… e ti amo… e ti amo! Bella come sei bella, madre della tarantella dolce sirena che canta. Bella come sei bella, tu miracolo nella terra che l’acqua tramuta in vino, sguardo verso il mattino, sguardo perso al mattino… La fiamma della candela balla, capelli d’edera tra i banchi sfilano. Gelose montagne con pensieri d’ortica s’arrendono al tuo sorriso di biancospino. Le lacrime gonfiano dei fiumi in piena, la volpe e la faina i testimoni che corrono. Foglie di tabacco le orecchie ti adornano e nelle mani grano già stringi in pugno. giovani nuvole in cielo si rincorrono ombre e colori la terra dipingono lo zolfo dell’inferno è li vicino riesci ad unire il profano al divino e all’altare Irpinia vai… e ti amo… e ti amo! Bella come sei bella, madre della tarantella dolce sirena che canta. Bella come sei bella, tu miracolo nella terra che l’acqua tramuta in vino, sguardo verso il mattino, sguardo perso al mattino… Marce nuziali gli alberi suonano, l’ulivo dirige l’orchestra di Dio. Aspetto tu faccia il fatidico passo, aspetto che tu mi dica si. E all’altare sola sei … io parto… io parto.

// L’INSTABILE

Mafia e stato firmarono un accordo, per ogni morto un voto ed una pietra al collo per chi guardasse storto. E c’era un uomo che amava un altro uomo, benzina per il fuoco da una tanica di chiesa bruciato sopra il rogo. Il leghista bruciava la bandiera, era l’odio che fioriva… e una rondine volava via. Di me che vedevo e poi capivo dicevano che… ero pazzo… Di me che sentivo e poi parlavo dicevano che… ero pazzo… E tutti i musicisti ad un tratto smisero di suonare, s’impegnarono a litigare concorrenti numerati in un reality show. Se salto se mi diverto, se penso quindi protesto. Se faccio del sesso protetto sono mentalmente instabile. Se amo, se sono aperto, se leggo quindi rifletto, se faccio musica senza un progetto sono mentalmente instabile. Il politico tirava cocaina, vietava marijuana era acido endovena quello che diceva. E Gretel ubriaca vomitava, la favola finiva, in overdose di glucosio Hänsel la smarriva. In ospedale per orrore si moriva, la fabbrica chiudeva e una rondine volava via… Di me che vedevo e poi capivo dicevano che… ero pazzo… Di me che sentivo e poi parlavo dicevano che… ero pazzo… E tutti i musicisti ad un tratto smisero di suonare, s’impegnarono a litigare concorrenti numerati in un reality show. Se salto se mi diverto, se penso quindi protesto. Se faccio del sesso protetto sono mentalmente instabile. Se amo, se sono aperto, se leggo quindi rifletto, se faccio musica senza un progetto sono mentalmente instabile. Le canzoni di protesta non porteranno mai, nuovi eroi, e le idee di chi è morto per idee non porteranno mai gesti nuovi fino a quando gli studenti continueranno a ridere alle battute di certi grandi professori. Se salto se mi diverto, se penso quindi protesto. Se faccio del sesso protetto sono mentalmente instabile. Se faccio musica senza un concerto sono mentalmente instabile.

// UN CLANDESTINO

Navigava, la carretta del mare, tra le onde perdevo la mia bandiera. Alle mie spalle la guerra ancora cantava, arrossiva la luna al pianto di una bambina. Questo mare dovrebbe arricchire solo il pescatore e invece ora dopo ora mi trascina giù. Ogni notte sarebbe da usare per fare l’amore, non per vedere occhi chiudersi e non riaprirsi più… Tu, contadina che custodisci semi nelle mani, coltivatrice d’ortensie, di tutti i pensieri miei. Sogno erotico nella saliva di questi marinai, contrabbandieri di vite, le mie mani tra i capelli tuoi. Che troppo lontana da me sei, tu alla prua di questa nave io invece nel mezzo che se arrivasse un’onda a risucchiarti giù nell’abisso più nero con te, mi getterei. Vorrei una terra dove piangere e respirare il tuo sorriso vicino vorrei, un bimbo piccolo da crescere, figlio di… un clandestino. Navigava, la carretta del mare, tra le onde spariva la mia preghiera. La mitraglia per la pace ancora cantava, ma senza pace la mia gente ancora moriva. Bella Italia, ho letto dei tuoi poeti e ho insegnato ad amarla a questi alunni miei, dipingi Leonardo, una barca a remi che naufrago voglio essere solo di lei… Mandami Dante parole per galleggiare nella ragione dell’uomo però non credo più. Ma cosa ci fa una rosa persa in mezzo al mare, una rosa coi capelli rossi e gli occhi blu. E l’acqua brucia e questo oceano è un grande incendio, io sono solo un granello di terra nell’universo ma la vita rimane pur sempre qualcosa di immenso e l’amore nei miei occhi per te, qualcosa di eterno. Vorrei una terra dove piangere e respirare il tuo sorriso vicino vorrei, un bimbo piccolo da crescere, figlio di… un clandestino.

// SE TROVO LAVORO TI SPOSO

Van Gogh tagliò dei girasoli, e con poca terra in un quadro li piantò e sono molti anni ormai che senza un goccio d’acqua sopravvivono, questi occhi di donna invece, giorno dopo giorno sbiadiscono, senza trucco e con riposo e molto spesso piangono, che paura la mattina con una sigaretta io nello specchio, recito il mio fallimento, gratto il cartoncino vincerò quel che cerco… Vorrei avere la forza di mia nonna che a ottant’anni ancora zappa, vorrei avere la forza di mia nonna che a ottant’anni ancora prega con la corona e i suoi santi stampati tra le mani e i suoi momenti e seppur parla piano Dio la sente, dilla nonna una preghiera anche per me che sono stanca, di credere… Se trovo lavoro ti sposo… Mamma lava i piatti e un profumo di bucato dal balcone arriva, all’ombra di una magnolia è una fragola matura, la vita che voleva io perduta nei quattro accordi, la solita canzone della mia vita perduta nei felici no, di chi sta pedalando sicché il mondo gira, gira gira il mondo che canto, canto un mondo che sogno è, sogno un mondo che vedo che sento, canto un mondo che sogno non è… Vorrei avere la forza di un bambino, che a otto anni ancora gioca, vorrei avere la forza di un bambino che a otto anni ancora sogna coi suoi progetti, e disegni colorati tra le mani e i suoi momenti, e seppur stanco si diverte inventa bimbo un gioco anche per me che sono stanca, di perdere… Se trovo lavoro ti sposo… La luna ha sposato il cielo ed il loro amore si fa sempre più grande, ha partorito miliardi di stelle tutte nude e belle come mamma le ha fatte. Sono convinta che per amare non basta l’amore ma un po’ di fortuna, la stessa che ha avuto il cielo per fare le stelle incontrando la luna. Sulla strada verso casa, lascio i miei passi da pellegrina la strada li riconosce, sono gli stessi di ogni sera. Vorrei avere la forza di una nota, che nell’aria ancora resta, vorrei avere la forza di una nota che nell’aria ancora vibra e sale piano, e strappa all’anima un sospiro e poi si spegne, seppur lontana ancor si sente. Suona nota, una canzone anche per me, e che stavolta sia… una marcia nuziale.

// IL DIAVOLO

Ho appena visto il diavolo, passare tra le luci della festa venirvi a salutare, una carezza e basta l’ho visto venire a respirarvi l’anima… E piedi saltare, mani al cielo battere occhi lacrimare bicchieri brindare, bottiglie a terra vuote e ragazze corteggiare… ho visto il diavolo, freddo tra le ossa immaginare le sue gambe nude tra la gonna, ed io vorrei venisse a piovere, piovere vino… Sto sognando, sto sognando, sto correndo in un girotondo mentre il tempo ci sta consumando e brucio all’inferno… sto cantando, la sto urlando la canzone che è persa nel vento, mentre vivo questo ritornello, mi sto innamorando, mi sto innamorando… Hai conosciuto il diavolo, nero oppure rosso, privarti del tuo sguardo e dei vestiti addosso, sudare sudore e nelle vene, il sangue seccare… e mani alzarsi e tutto il corpo muovere e voci mescolarsi e ritornare a vivere e vivere ballando e vivere, vivendo… Ho visto il diavolo, vestirsi come un angelo di luce brillare, tra le bestemmie e il pianto e i suoi pensieri, nudi precipitare… Sto sognando, sto sognando, sto correndo in un girotondo mentre il tempo ci sta consumando e brucio all’inferno… sto cantando, la sto urlando la canzone che è persa nel vento, mentre vivo questo ritornello, mi sto innamorando, mi sto innamorando… Sto sognando, sto sognando, sto correndo in un girotondo mentre il tempo ci sta consumando e brucio all’inferno… sto cantando, la sto urlando la canzone che è persa nel tempo, mentre vivo questo ritornello, mi sto innamorando, mi sto innamorando… di te.

// BIONDA SESSANTASEI

E ora rido, occhi al cielo, questo asfalto mi ha mangiato le scarpe e una ferita da cui esce vino che ha saggiarlo ha il sapore del sangue dei miei anni troppi tramonti, troppo viola tra i capelli e le mani. Troppo nero sui vestiti, il mio letto stazioni e viali e nessuna donna mai ha saputo attraccare al mio cuore, così un giorno a tradirmi sarà soltanto il vento. Sono un pazzo, un artista, un poeta, quando vedo i vostri soldi cadere la poesia più bella che ho scritto è nel fondo di un bicchiere ed è una lacrima, in una birra… bionda sessantasei… La mia politica è incisa su un Lp dei “Doors”, sulle scale di una chiesa mastico il tempo. Il pensiero è rimasto agli anni del fottuto rock, nel fumo di una canna ne uccido il lamento. Io sono il barbone, di questo quartiere ho venduto nome e cognome per pagarmi da bere e fumare. Sono il barbone, tra fango e cemento, sono un brigante sopravvissuto al milleottocento. E con lei, ci consumo la notte ma lei è una chitarra, con le corde rotte. E no, non conta, se non suona niente risuonerà per sempre allegra, nella mia mente, tra la mia gente. Questi occhi parlano chiaro, una campana il suo tuono diffonde e sono lampi tra le vetrine, sono ombre, luci e monete. E sono libero, sui miei passi, libertà è una voglia di andare è saper leggere una notizia, su quale foglio del giornale dormire. Se le bolle della birra non dovessero venire su, mi toccherebbe pescarne una, come fare a viverci dentro? a respirare ci metto tempo, quando vedo i vostri occhi passare il sorriso più bello che vivo è nel sentirvi giudicare è come schiuma su una birra… bionda sessantasei… E nella tasca una foto di cui ricordo poco, nel giallo della carta sembravo contento una valigia stretta in mano ed un palazzo del centro il ricordo sbiadito, del lavoro di un tempo Io sono il barbone, di questo quartiere ho venduto nome e cognome per pagarmi da bere e fumare. Io sono il barbone, tra fango e cemento, sono un brigante sopravvissuto al milleottocento. E con lei, ci consumo la notte ma lei è una chitarra, con le corde rotte. E no, non conta, se non suona niente risuonerà per sempre allegra, nella mia mente, tra la mia gente. Poi un giorno, col sole spento… sono stato sorpreso a rubare… e una corsa… poi solo freddo… e ora rido… occhi al cielo.

// AGNESE

Agnese guarda la sua mano, scivolare, accarezzare il ventre tra qualche mese sarai madre, tra qualche mese fiorirà un sogno… vesti un trucco per coprire un livido che segna il volto, la tua arte di mentire in silenzio scava un solco. Cipria tra le mani amare, lo sguardo fisso e attonito una scusa da riciclare, il venir giù dalle scale. Agnese sei un petalo di fiore, sei una vibrazione tesa a mendicare amore anche facendoti del male… e ogni donna è un fiore che solo il vento può toccare, è il fuoco che brucia una sera d’inverno… mentre fuori piove. Agnese piange alla finestra e tutto il trucco viene giù, la finta maschera dell’indecenza cede il posto alla vera essenza. Meschina mani di mente acerba vibri nell’aria e colpisci lei, perverso sfogo del tuo uomo amante perfetta natura di uomo non pensante. A scivolarti addosso sono solo i segni del dolore, non le carezze di madre perla di chi ha in corpo un doppio cuore. Agnese sei un petalo di fiore, sei una vibrazione tesa a mendicare amore anche facendoti del male… e ogni donna è un fiore che solo il vento può toccare, è il fuoco che brucia una sera d’inverno… mentre fuori piove. Agnese guarda la sua mano, stringere odio ed un coltello, sorprendi lui durante il sonno, il buio tace… tutto intorno.

// LIETO FINE

Non sento più, il calore del Natale, non sento più, la voce della strada dire vieni a giocare, non sento più… non sento più, la campana della festa, non sento più, il vento in faccia e un nuovo giro in giostra, non sento più, ma Clara, dimentica la vita ogni volta che in ha mano una bottiglia, per fumare il crack, e un uomo l’ha tradita o forse, la tradirà… e adesso… Ciglia al vento spero ci sia … un lieto fine, che non sia una lieta fine ci sia, un lieto fine, che non sia una lieta fine nai na nà… Non sento più, il cocco bello al mare, non sento più, castelli con la sabbia, buche profonde da scavare, non sento più… non sento più, la campanella scuola non sento più, ridere sotto voce insistere dai fallo ancora, non sento più ma Clara, ripensa alla sua vita, ogni volta che in tasca ha una conchiglia che conserverà, perchè Napoli l’ha stupita o forse, la stupirà… e adesso… Occhi i al vento spero ci sia, un lieto fine, che non sia una lieta fine ci sia, un lieto fine, che non sia una lieta fine nai na nà… Sali, s’una stella a ballare nel velo blu, della Madonna di maggio. Sorridi, in un sogno mi vieni a cercare, li vedo, un lieto fine… oltre la fine.

Le nuvole del cielo terrone

// SUONA ANCORA

A tutti quiri che l’hanno cantata na vota sola na serenata
a lo balcone re la donna amata sulamente pe la fa affaccià.
A tutti quiri che l’hanno truvato, a chi pe via l’ha perduto
st’amore a chi ancora l’adda truvà.
Ma io ti cerco ancora tra questa gente che disapprova
sta musica dolce dolce come na fata la pò ncantà.
ma la gente parla sempre, apre vocca e non accocchia niente
e a pensarce buono co quale santo te la può piglià
e allora…

BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA
LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ
SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA
E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA

A tutti quiri che l’hanno lasciata la loro terra, se ne so jute
emigranti l’hanno chiamati tra miseria e voglia e fa.
A tutti quiri che l’hanno trovata, a chi mai chiù è ritornato
è la morte che li ha portati via da quà.
Ma io ti penso ancora nella miniera lavoratore
il nero accompagna il sudore e il carbone da caricar
quanti sogni e che speranze, della vita non fermarti agli avanzi
e catene ai piedi mai ce ne devono sta
e allora…

BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA
LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ
SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA
E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA

È un abbraccio sta canzone, viaggio infinito di un altro terrone
sta musica nostra è vostra e qualcuno la sbaglia a usà
e se non hai capito niente, se rinto o core non la sienti sta musica non la sonà!
e allora…

BALLA, CHIURILI ST’UOCCHI E SALTA
LU MUNNO RA CIMMA A SOTTA CO STA CANZONE S’ADDA SMERSÀ
SI C’È NA UERRA, LA CANCELLA STA TARANTELLA
E STU DULORE L’APPARA NA TAMMORRA CA SONA ANCORA

Quante persone continuano a morire, dopo tanti anni e rimangono precarie
come sogni cedono le impalcature, che si partiva da emigranti e si tornava nelle bare.
Ora la storia è tutta da rifare, l’operaio può restare è il lavoro che è a partire
parole pesate alla televisione, dittature democratiche offerte da un presentatore.

E Calli nelle mani dei meridionali da Nord piovono le scorie nucleari
e le cazzate dei giovani padani a fa i diversi con le ricchezze
di sta terra senza pari.

Per chi l’ha voluta capire sta canzone ti parlo di lavoro, di voci di persone
musicisti popolari diventati “commerciali”
senza tammorra nè chitarra, noi indegni ascoltatori.

È la storia della fine di un amore, di un sogno negato
distrutto da un padrone, questa è la vita di un lavoratore
di mio nonno emigrato… morto minatore.

 

// UNONOVEOTTOZERO

Fate presto, fate presto, è un minuto di terrore fate presto, fate presto, è la mia Irpinia colpita al cuore 1980, ogni pietra si muove, 23 novembre, un attimo e si muore siamo sepolti vivi, siamo sepolti vivi. E nelle strade, per le strade passa la scura signora e a questi figli, ai tanti figli nega l’affetto dei genitori. Sono cinque giorni che, sono seppellito quà Non c’è una protezione civile, con le unghie si scava siamo sepolti vivi siamo sepolti vivi. E questa terra, che tanto mi ha dato, e questa terra che tutto mi ha rubato. E questo cielo senza stelle sotto il quale sono nato e questo cielo una volta blu ora è nero nero nero nero SOLE NASCONDITI DIETRO IL MARE, DIPINGI IL CIELO DI UN ALTRO COLORE E ILLUMINA QUESTO AMORE PER QUESTA TERRA CHE NON CI VUOLE LIBERARE DAL SUO DOLORE, MA UN ‘EMOZIONE, FALLA ACCENDERE UN EMOZIONE CHE ARRIVI DRITTA AL CUORE CHE CANCELLI TUTTO IL MALE MENTRE QUESTO FIORE MUORE E UNA LACRIMA SCENDERA’ È una catastrofe, la catastrofe è stata la ricostruzione, è una catastrofe, la catastrofe, ogni tipo di speculazione, diversi miliardi di sporche lire ancora oggi, sto terremoto continua a colpire salvati dalla prescrizione, salvati dalla prescrizione. E nei campi, lungo i campi utilizzati per coltivare col cemento, di cemento spuntano ville e centri urbani. Politiche corrotte, appalti truccati, Il malaffare che avanza, risorse calpestate salvati dalla prescrizione, salvati dalla prescrizione. E questa terra, che tanto mi ha dato e questa terra, che tutto mi ha rubato. E questo cielo senza stelle sotto il quale sono nato, e questo cielo una volta blu ora è nero nero nero nero SOLE NASCONDITI DIETRO IL MARE, DIPINGI IL CIELO DI UN ALTRO COLORE E ILLUMINA QUESTO AMORE PER QUESTA TERRA CHE NON CI VUOLE LIBERARE DAL SUO DOLORE, MA UN ‘EMOZIONE, FALLA ACCENDERE UN EMOZIONE CHE ARRIVI DRITTA AL CUORE CHE CANCELLI TUTTO IL MALE MENTRE QUESTO FIORE MUORE E UNA LACRIMA SCENDERA’ …POSSANO NASCERE PER SEMPRE TRA QUELLE PIETRE TANTI BEI FIORI… (Nel finale la voce del Presidente della Repubblica Sandro Pertini tratta dal discorso a reti unificate del 27 novembre 1980)
// A USO MERIDIONALE

Gli occhi profondi guardavano altrove, due seni enormi celavano il cuore e bei capelli a scintillar. E una luce sfiorava il mento, naso perfetto profumo nel vento giovane fiore, da coltivar. Andrea pensava da tempo a una vita felice con lei passar, l’ennesimo fallimento per chi zappa la terra e solo questo sa far. Orecchini di perla labbra carnose di un rosso sfacciato altro che rose e mai un sorriso da regalar, povero illuso rozzo cafone torna alle pecore del tuo padrone tra fango e letame a camminar. A USO MERIDIONALE QUESTA VITA LA VOGLIO PASSAR IL VINO CI FA CANTARE E BALLARE LE DONNE CI FANNO SOGNARE Ma nella mano già stringi un fiore che nella sua dovrebbe passare è uno straccio di stelle da calpestar e nell’attesa che l’ora venga inventi parole, mastichi paglia sa un po’ di amaro come il tuo amar. Non vedi che hai solo un cuore di terra, i tuoi soldi e non può bastar, per una che vive d’oro, veste di seta, borghesia e nobiltà. E di sua madre scateni l’ira seppur di rendita a viver continua pensa alla gente, che cosa dirà? Pensa alle strade non sei padrone al sacerdote, che disonore e nei sui occhi, non leggi pietà. A USO MERIDIONALE QUESTA VITA LA VOGLIO PASSAR IL VINO CI FA CANTARE E BALLARE LE DONNE CI FANNO SOGNARE E adesso abbracci il campo che hai arato, il sangue in un solco e il fucile di lato. Era bella un sogno che dura, di nobile sangue, pregiata fattura ma a cosa le serve, se ogni sera, con più uomini e mai gli stessi cala le vesti, puttana com’era?
// IMMAGINA UN ALTRO SUD

IMMAGINA D’ESSERE UN CAMPO DI GRANO DA TEMPO BRUCIATO DAL SOLE O DI ESSERE UN PEZZO DI TERRA LONTANO BACIATO DAL MARE QUEL MARE IN TEMPESTA SU CUI NAVIGÒ RICCHEZZA E DOLORE DOVE I SOGNI E LE NAVI DI OGGI PERÒ RISCHIANO D’AFFONDARE. IMMAGINA D’ESSERE IL CIELO LA SERA VERSO IL QUALE GUARDARE O DI ESSERE LA FACCIA DELLA LUNA PIÙ SCURA QUANDO STA PER CALARE LA FACCIA DI LUNA CHE IL ROSSO DEL SOLE ANDRÀ A COLORARE E CHE HA VISTO URLARE, SPARARE E SCAPPARE E IN UN TEMPO MORIRE. IMMAGINA D’ESSERE UN FIORE NEL VENTO CHE SI LASCIA CULLARE. IMMAGINA D’ESSERE IL MALE PIÙ SCURO CHE NON SI PUÒ GUARIRE, IL MALE PIÙ SCURO CHE NEMMENO IL TUO CANTO RIUSCÌ A ILLUMINARE LA VOCE IN TEMPESTA CHE RIPOSA NEL PIANTO… DI CHI HA SAPUTO ASCOLTARE. IMMAGINA D’ESSERE LA STORIA PIÙ BELLA ANCORA DA RACCONTARE. IMMAGINA D’ESSERE LA STRADA TORTUOSA SU CUI CAMMINARE. LA STRADA SU CUI TUA MADRE VERSÒ LACRIME AMARE QUANDO SEPPE DA ME CHE DOVESTI PARTIRE PER POTER LAVORARE. IMMAGINA D’ESSERE LA PIAZZA NEL CENTRO NELLA QUALE PARLARE O DI ESSERE IL PORTO PIÙ GRANDE DEL MONDO DA CUI SALPARE QUEL PORTO IN CUI I MARINAI ANCORA SI FANNO SENTIRE MA IN CUI MANCA LA LUCE DI UN FARO LA SERA CHE LI POSSA GUIDARE. IMMAGINA D’ESSERE IL SAPORE DI UN BACIO CHE NON SI PUÒ SCORDARE O DI ESSERE IL CORPO FIERO DI UN RE CHE NON SI PUÒ ASSECONDARE. QUEL CORPO DI FRONTE AL BRIGANTE PERÒ SI DOVE’ INGINOCCHIARE TRA I GIARDINI D’ITALIA E UN FUCILE HA CON SÈ MUNIZIONI ED ONORE. L’AGGIO GIÀ SINTUTA STA MUSICA, L’AGGIO GIÀ SINTUTA L’AGGIO GIÀ RESPIRATA STA TERRA, L’AGGIO GIÀ VISSUTA E STE PAROLE RE LOTTA E PROTESTA L’AGGIO GIÀ DIFFUSE MA COME E PROMESSE DE POLITICA NUN È CAGNATO NULLA, NUN È CAGNATO NULLA. CHIANGI MAMMA CA CHIANGE STA FIGLIA È STATA VIOLENTATA RA MUNNEZZA RE OGNI GOVERNO CULTURA DE RACCOMANDATI E PERCHÉ TERRONI DI MERDA C’AVITE CHIAMATO SI NEMMENO NO SURCO RE CAMPO. C’AVITE LASSATO? C’AVITE LASSATO? QUANNO SENTO STA MUSICA ME SAGLIE LO SANGO A LO CORE E NON CE STA RIMEDIO SI ME VENE RA PENSARE CA QUISTO TIEMPO NASCE ADDÒ NASCE LO SOLE CHE LO DIALETTO È LA MIGLIORE ARMA POPOLARE SOLO CO LE PAROLE ME PERMETTO RE FA MALE RINTO A NA TERRA ADDÒ CE STA PAURA RE CAPIRE ADDÒ NON TUTTI QUANTI PUONNO LAVORARE MA NON ME SENTO OFFESO SI ME CHIAMANO MERIDIONALE. IMMAGINA D’ESSERE QUESTA CANZONE A PRODUZIONE LOCALE OGNUNO DOVREBBE AVERE UN SOGNO PER IL QUALE LOTTARE IL SIGNORE DALL’ALTO DEL CIELO PERCIÒ DOVRÀ APPROVARE QUESTO SUONO INFONDO ALTRO NON È CHE UN SUONO D’AMORE.
// IL CANTO DEI SANFEDISTI

A lu suono de grancascia viva lu populo bascio.  A lu suono de tamburrielli so’ risurte li puverielli.  A lu suono de campane viva viva li pupulane.  A lu suono de viuline morte alli giacubbine.  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA.   A Sant’Eremo tanto forte l’hanno fatto comme ‘a ricotta  a ‘stu curnuto sbrevognato l’hanno miso ‘a mitria ‘ncapa.  Maistà chi t’ha traruto chistu stommaco chi ha avuto,  ‘e signure ‘e cavaliere te vulevano priggiuniere.  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA. Alli tridece de giugno Sant’Antonio gluriuso  ‘e signure ‘sti birbante ‘e facettero ‘o mazzo tanto.  So’ venute li Francise aute tasse ‘nce hanno mise  liberté… egalité… tu arrubbe a me i’arrobbo a ttè…  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA. Li Francise so’ arrivate ‘nce hanno bbuono carusate  e vualà e vualà cavece ‘nculo alla libertà.  A lu ponte ‘a Maddalena ‘onna Luisa è asciuta prena,  e tre miedece che banno nun la ponno fa sgrava’.  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA.  A lu muolo senza guerra se tiraje l’albero ‘nterra  afferrajeno ‘e giacubbine ‘e facettero ‘na mappina.  E’ fernuta l’uguaglianza è fernuta la libertà,  pe’ vuje sò dulure ‘e panza signo’ jateve a cucca’.  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA.  Passaje lu mese chiuvuso lu ventuso e l’addiruso  a lu mese ca se mete hanno avuto l’aglio arrete.  Viva tata maccarone ca rispetta la religione,  giacubbine jate a mmare ca v’abbrucia lu panare.  SONA SONA SONA CARMAGNOLA  SONA LI CUNZIGLI VIVA ‘O RRE CU LA FAMIGLIA.
// LETTERA AL VENTO

SOFFIO DELL’ONNIPOTENZA GRAZIE ALLORA PER QUISTO SOLE, PER QUISTO MARE, PE STA CULTURA MERIDIONALE CHE VIVE ANCORA, PE STE RAGAZZE MEDITERRANEE CHE ALL’ATE PARTE CE NE VUONNO CIENTO PE NE FA UNA BONA. PE STI PAISI CO POCHE CASE, CO POCA GENTE CO MOLTE CHIESE SO NA FAMIGLIA SOLA, CO I SUI DIFETTI CO I SUI CAPRICCI E LE SUE LITI E I SUOI DIALETTI NON FINIRANNO ORA. MA C’È L’INVIDIA E C’È LA GELOSIA SPOSATE ASSIEME ALLA CATTIVERIA DI CHI PENSA SOLO A SE STESSO E ALLA RICCHEZZA PERCHÈ NON L’ABBASTA CHESTA, PERCHÈ NON L’ABBASTA CHESTA E TU, INSOLITO SOFFIO CHE DANZA FALLA VOLARE STA MUSICA CHE NUN SE SÉ SPENTA QUESTA POESIA RE LO POPOLO MIO NASCE MIEZZO A NA VIA E CORRE CONTENTA VIVONO ANCORA QUESTE MONTAGNE CASE RE BRIGANTE CA SE SO BATTUTI PE LA LIBERTÀ E TUTTI QUIRI CA CE SO MUORTI PE STA FELICITÀ. E GRAZIE ANCORA SPUMA TRA I MARI GRANDE SALUTO CHE ACCOMPAGNA I MARINAI PE QUISTO SUONO CHE SCOPPIA E NUN SE VANTA PE STO PAESE CHE ASCOLTA LA TARANTA PE STO PAESE CHE CANTA LA TARANTA… RE STO PAESE A ME CHE ME NE RIMANE LA PROCESSIONE RE LO SANTO PATRONALE E ADDORE RE CANDELE E VOCI RE DONNE CA NON SANNO CANTARE MA L’AMORE PE LO SANTO LU CANTO LORO CHIÙ BELLO FA, MA L’AMORE PE LO SANTO LU CANTO LORO CHIÙ BELLO FA.
// KALINIFTA

Ti en glicèa tusi nifta, ti en orria c’evò e’ pplonno pensèonta s’esena c’ettumpi’ sti ffenestrassu, agapimu, tis kardi’ammu su nifto ti ppena. Evo’ panta s’esena penseo, jatì sena, fsichìmmu, gapò ce pu pao, pu sirno, pu steo sti kkardìamo panta sena vastò. LARIRÒ LARIRÒ LALLERO LARIRÒ LARIRÒ LA LA LARIRÒ LARIRÒ LALLERO, NA NA NA NANNA NA. Ti en glicèa tusi nifta, ti en orria c’evò e’ pplonno pensèonta s’esena c’ettumpi’ sti ffenestrassu, agapimu, tis kardi’ammu su nifto ti ppena. Evo’ panta s’esena penseo, jatì sena, fsichìmmu, gapò ce pu pao, pu sirno, pu steo sti kkardìamo panta sena vastò. LARIRÒ LARIRÒ LALLERO LARIRÒ LARIRÒ LA LA LARIRÒ LARIRÒ LALLERO, RIRÒLLA RO LÀ LÀ Kalinìfta! Se finno ce pao, plàja esù ti ‘vò pirta prikò, ma pu pao, pu sirno, pu steo sti kkardìamo panta sena vastò.
// SOGNO A KABUL

MA QUESTI SANTI NON LI HO VISTI ARRIVARE IN QUELLA TERRA IN CUI MANCA IL SOLE. MA NON LA STELLA DEL SISTEMA ASTRALE IL SOLE QUELLO CHE SCALDA OGNI CUORE. CHE NINNA NANNA POSSO ANDARE A CANTARE TRA UNA BOMBA CHE SCOPPIA E UN BIMBO CHE MUORE. SOGNI DI PACE DA RECUPERARE, FERITE DI GUERRA DA RICUCIRE. FALLA SOGNARE, FALLA SOGNARE SIGNORE QUESTA BAMBINA CHE È STANCA DI SCAPPARE E SOTTO LA POLVERE PENSA PER ORE ALL’AMORE CHE DA GRANDE DOVRÀ AVERE FALLI SOGNARE, FALLI SOGNARE SIGNORE QUESTI OCCHI BLU UBRIACHI DI MORTE E FA CHE VOLI DA NORD A SUD UNA NINNA NANNA PER KABUL. (Nell’intro i versi di una ninna nanna della tradizione orale irpina)
// LA RISPOSTA

CORDE ROTTE RITARDI E PIOGGIA E LA MIA CHIAVE CHE NON FUNZIONA SUONO DI PLASTICA RIPOSI E IL TUO LETTO SONO MILLE SCATOLE D’UOVA. PASSO SU PASSO, GIORNO SU GIORNO QUESTO LAVORO SI FA PREZZARE PIÙ SON GLI INSULTI E PIÙ SON LE INVIDIE PIÙ IL SUO VALORE SALE. MA CHI LO HA DETTO, CHI TE LO HA DETTO CHE QUESTA MUSICA NON POSSA VOLARE TRA MALPENSANTI, RISATE ALLE SPALLE E QUALCHE AMICIZIA SENZA VALORE. MA CHI LO HA DETTO, MA CHI LO HA SCRITTO CHE QUESTO SUONO NON POSSA ARRIVARE SU PER LE RADIO E TELEVISIONI A CHI NON C’È PIÙ.. MA CONTINUA AD AMARE. COME UN BAMBINO IN UN CORTILE TIRA DUE CALCI AD UN PALLONE IL CAMPO È TERRA LA RETE È IL CIELO I DUE PALI SONO IN MATTONE. LO SFIDA IL VENTO, LO SCARTA IL SUDORE UN CIUFFO D’ERBA DEVIA UN RIGORE OGNI GOAL È… UNA NUOVA CANZONE. E NELLA NOTTE, PERCHÉ È LA NOTTE CHE TI DA MODO DI CORTEGGIARE TANTISSIME SCARPE, DIVERSI SORRISI QUALCUNO CANTA LE TUE PAROLE ALCUNI APPLAUSI ANCORA TI SEGUONO, ALTRE VOCI A VOLTE TI CHIEDONO DA DOVE VIENI E PERCHÉ NON LA DEDICHI A ME. NON TE NE ACCORGI E CONTINUI A SUONARE MA QUESTA MUSICA HA UN GRAN VALORE BRIGANTI E POVERI HA FATTO ARRICCHIRE LA MONETA POPOLARE PERCHÉ UN FUCILE PUÒ PURE SPARARE E UN NUOVO NEMICO VEDERE CADERE MA PIÙ CHE IL SANGUE E LE FERITE SONO LE CANZONI… A RIMANERE. UN DUE TRE, ECCO COM’È CHE OGNUNO SCEGLIE IL SUONO CHE SA TRASPORTARE FA DIVERTIRE E QUESTA LA CANTO PERCHÈ I VOSTRI OCCHI ORA POSSON VEDERE OGNI SALTO OGNI SORRISO E QUESTA È… LA RISPOSTA… A Filuccia e Carmela

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